1523

ILLUSTRE PRECEDENTE
Domenico Grimani lascia in eredità alla Repubblica di Venezia la sua raccolta d'arte. La Signoria restituisce alla famiglia la maggior parte delle sculture e dei quadri, trattenendo soltanto sedici marmi antichi - undici busti e cinque statue - che fin dal 1525 trovano posto in una sala di Palazzo Ducale, denominata Sala delle Teste dalla loro presenza.
UN DONO GENEROSO
Nel 1587 Giovanni Grimani, patriarca d’Aquileia, dona la sua celebre raccolta di scultura antica alla Serenissima Repubblica. Desidera però che le statue restino unite ed esposte in modo conveniente al loro valore. Gli stranieri in visita a Venezia, «dopo aver veduto l’Arsenale e le altre cose meravigliose della città», potranno così ammirare come cosa degna di nota anche la pubblica collezione di antichità.
1587

1596

IL PUBBLICO STATUARIO
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IL PRIMO SECOLO DI VITA
Nel 1587 Giovanni Grimani, patriarca d’Aquileia, dona la sua celebre raccolta di scultura antica alla Serenissima Repubblica. Desidera però che le statue restino unite ed esposte in modo conveniente al loro valore. Gli stranieri in visita a Venezia, «dopo aver veduto l’Arsenale e le altre cose meravigliose della città», potranno così ammirare come cosa degna di nota anche la pubblica collezione di antichità.
1616-1625

1683

UN TESORO DI MONETE
Nel 1683 il senatore Pietro Morosini nomina la Repubblica di San Marco erede della sua raccolta di monete e medaglie: 3400 esemplari. La Serenissima decide di custodirla a Palazzo Ducale, nella Sala d’Armi del Consiglio dei Dieci, e di incaricare di prepararne il catalogo a uno dei più importanti esperti del tempo, il medico ed erudito francese Charles Patin. Il catalogo, intitolato ``Tesoro di monete antiche e moderne``, è uno dei primi e più significativi libri di numismatica edito in Italia.
IL CATALOGO ZANETTI
Nel 1587 Giovanni Grimani, patriarca d’Aquileia, dona la sua celebre raccolta di scultura antica alla Serenissima Repubblica. Desidera però che le statue restino unite ed esposte in modo conveniente al loro valore. Gli stranieri in visita a Venezia, «dopo aver veduto l’Arsenale e le altre cose meravigliose della città», potranno così ammirare come cosa degna di nota anche la pubblica collezione di antichità.
1736

1784-1795

AL TRAMONTO DELLA SERENISSIMA
Nel 1784 libri, monete e medaglie, gemme e cammei, bronzi e bronzetti dell’Abbazia di San Giovanni di Verdara, a Padova, passano alla Serenissima in seguito alla soppressione dell’ordine dei Canonici Regolari Lateranensi. Nel marzo del 1795, col lascito testamentario dell'ambasciatore Girolamo Zulian, arriva una raccolta di più di 200 opere: marmi classici, ceramiche antiche, esemplari di arte egizia, bronzetti, gemme antiche e moderne. L'allora custode dello Statuario, Jacopo Morelli, e lo scultore Antonio Canova progettano un ampliamento del museo.
IL TRASLOCO
Il 29 agosto 1811, il Viceré d’Italia, Eugenio de Beauharnais, decreta lo spostamento di biblioteca e museo nel Palazzo ex-Ducale «al 1° gennaio prossimo al più tardi». Inizia così nuova fase della storia del museo. A seguito del trasloco, marmi e iscrizioni vennero disposti nelle sale più grandi, del Maggior Consiglio e dello Scrutinio. Il progetto di allestimento, puramente decorativo, viene affidato al pittore e scenografo Giuseppe Borsato, che in quegli anni si occupa della decorazione di Palazzo Reale.
1812

1846

NELLE STANZE DEL DOGE
Nel 1825 Pietro Bettio, propone un progetto di risistemazione delle sculture del museo nell’appartamento già dogale. Viene perciò istituita una commissione, di cui facevano parte lo stesso Bettio, l’erudito Emanuele Cicogna e lo scultore Luigi Zandomeneghi. Nel frattempo Venezia è diventata austriaca. Per interessamento del viceré del Lombardo-Veneto si trovano i fondi necessari ai lavori di adattamento, che si concludono nel 1846, nonostante il timore che il nuovo allestimento possa compromettere la solidità della costruzione.
IL REGIO MUSEO ARCHEOLOGICO
Il 29 agosto 1811, il Viceré d’Italia, Eugenio de Beauharnais, decreta lo spostamento di biblioteca e museo nel Palazzo ex-Ducale «al 1° gennaio prossimo al più tardi». Inizia così nuova fase della storia del museo. A seguito del trasloco, marmi e iscrizioni vennero disposti nelle sale più grandi, del Maggior Consiglio e dello Scrutinio. Il progetto di allestimento, puramente decorativo, viene affidato al pittore e scenografo Giuseppe Borsato, che in quegli anni si occupa della decorazione di Palazzo Reale.
1865-1895

1909-1911

IL PRIMO ALLESTIMENTO SCIENTIFICO
Nel 1909 gli archeologi Gherardo Ghirardini e Giuseppe Pellegrini progettano il primo allestimento scientifico del museo. L’ordinamento prevede una divisione nelle sezioni «classica» e «medievale e moderna» e si propone di esporre le sculture secondo cronologia e stile. Il museo trasloca al primo piano dell’ala orientale di Palazzo Ducale. Nel 1911 Pellegrini inizia a preparare un nuovo catalogo, il primo corredato di fotografie, che rimane purtroppo incompleto.
NELLE PROCURATIE NUOVE
Il 29 agosto 1811, il Viceré d’Italia, Eugenio de Beauharnais, decreta lo spostamento di biblioteca e museo nel Palazzo ex-Ducale «al 1° gennaio prossimo al più tardi». Inizia così nuova fase della storia del museo. A seguito del trasloco, marmi e iscrizioni vennero disposti nelle sale più grandi, del Maggior Consiglio e dello Scrutinio. Il progetto di allestimento, puramente decorativo, viene affidato al pittore e scenografo Giuseppe Borsato, che in quegli anni si occupa della decorazione di Palazzo Reale.
1923-1926

1939

IL DEPOSITO CORRER
Alla fine degli anni trenta Bruna Forlati Tamaro negozia con il vicino Museo Correr il deposito delle antichità di proprietà civica presso il museo statale. Agli archeologi dello Stato viene affidata la cura dei materiali antichi delle collezioni civiche con un deposito temporaneo. Nel 1939, dunque, i reperti del Correr trovano posto in alcuni ambienti del piano ammezzato, con ingresso indipendente. Tale soluzione sarà presto superata dalla stessa Forlati.
IL MUSEO SI ALLARGA
Il 29 agosto 1811, il Viceré d’Italia, Eugenio de Beauharnais, decreta lo spostamento di biblioteca e museo nel Palazzo ex-Ducale «al 1° gennaio prossimo al più tardi». Inizia così nuova fase della storia del museo. A seguito del trasloco, marmi e iscrizioni vennero disposti nelle sale più grandi, del Maggior Consiglio e dello Scrutinio. Il progetto di allestimento, puramente decorativo, viene affidato al pittore e scenografo Giuseppe Borsato, che in quegli anni si occupa della decorazione di Palazzo Reale.
1949-1952

1978-1983

CHIUSO PER LAVORI
Nel 1978 il Museo Archeologico di Venezia chiude a causa «dell’assoluta degradazione degli ambienti». Riaprirà nel 1983, dopo i restauri. Nel frattempo, le sculture greche e romane del museo saranno restaurate e dotate di nuove didascalie. Il direttore Michele Tombolani (1976-1989) guiderà la catalogazione di monete greche, ceramica greca e vetri romani. Nel 1982 infine l’archeologo ed esploratore Giancarlo Ligabue donerà al museo un cospicuo gruppo di bronzi protostorici, che riunisce esemplari scoperti in Veneto nella zona di Treviso.
NEL CIRCUITO MARCIANO
Con Giovanna Luisa Ravagnan (1992-2002) il museo entra nel nuovo millennio. Archeologa esperta, studia le collezioni e interviene sull’allestimento introducendo le prime schede di sala. Crea dal nulla una sezione didattica e apre il museo alle mostre temporanee. Nel 1997 viene così organizzata, in collaborazione con la Biblioteca Nazionale Marciana, una grande esposizione dedicata ai quattrocento anni dello Statuario Pubblico. Dal 1999, il museo è tra i promotori del biglietto unico del Circuito Marciano, prima esperienza di questo tipo in Italia.
1997-1999

